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Risarcimento danno neonato per nascita malformata

Risarcimento danno neonato per nascita malformata: la Corte di Cassazione che, con sentenza 16754/2012, discostandosi dalle precedenti sentenze n. 14888/2004 e n. 10471/2009 e per la prima volta nell’ordinamento italiano, ha riconosciuto la risarcibilità del danno da nascita “malformata” lamentato iure proprio dal neonato.

Una donna che, aveva chiesto di essere sottoposta a tutti gli accertamenti necessari ad escludere malformazioni del feto rappresesentando al proprio ginecologo che la nascita di un bimbo sano era condizione imprescindibile per la prosecuzione della gravidanza. Il medico aveva prescritto unicamente un test che  offriva un margine pari al 40% dei c.d. ‘falsi negativi’, onde il suo carattere, più che di vero e proprio esame diagnostico, di screening del tutto generico quanto alle probabilità di malformazione fetale.

Al termine della gravidanza la donna dava alla luce una bimba affetta da sindrome di Down.

I genitori, in proprio e come esercenti la patria potestà della neonata e delle altre due figlie minori, convenivano in giudizio il medico e l’Azienda sanitaria.

Nei primi due gradi di giudizio le loro pretese risarcitorie venivano respinte con l’affermazione da parte della Corte d’Appello – sul ritenuto difetto di legittimazione attiva della neonata – del principio di diritto in base al quale “verificatasi la nascita, non può dal minore essere fatto valere come proprio danno da inadempimento contrattuale l’essere egli affetto da malformazioni congenite per non essere stata la madre, per difetto di informazione, messa in condizione di tutelare il di lei diritto alla salute facendo ricorso all’aborto”; con riferimento alla pretesa risarcitoria dei familiari, fondata sul preteso inadempimento contrattuale del sanitario, la Corte riteneva quest’ultimo del tutto esente da colpa.

I giudici di legittimità riconoscono invece la responsabilità del medico non soltanto “per la circostanza dell’omessa diagnosi in sé considerata, (…) ma per la violazione del diritto di autodeterminazione della donna nella prospettiva dell’insorgere, sul piano della causalità ipotetica, di una malattia fisica o psichica.

La legittimità dell’istanza risarcitoria iure proprio del minore  deriva “da una omissione colpevole cui consegue non il danno della sua esistenza, né quello della malformazione di sé sola considerata, ma la sua stessa esistenza diversamente abile, che discende a sua volta dalla possibilità legale dell’aborto riconosciuta alla madre in una relazione con il feto non di rappresentante-rappresentato, ma di includente-incluso.

La colpevolezza della condotta del medico, nel caso di specie, si è manifestata sotto il duplice profilo della non sufficiente attendibilità del test in presenza di una esplicita richiesta di informazioni finalizzate, se del caso, all’interruzione della gravidanza da parte della gestante e dal difetto di informazioni circa la gamma complessiva delle possibili indagini e dei rischi ad essa correlati.

Link di approfondimento: su www.personaedanno.it  “IL NASCITURO QUALE OGGETTO DI TUTELA. BREVI NOTE SU UNA SENTENZA-MANIFESTO

Francesco Mandelli
Insurance Consultant and Contractor

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