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È sufficiente un "ragionevole dubbio"
per scagionare il medico dall'accusa di aver danneggiato o provocato
la morte di un paziente.
Il principio è contenuto in una sentenza delle Sezioni
Unite della Cassazione (n. 27/2002 ), destinata a diventare una
pietra miliare della giurisprudenza in materia di responsabilità
professionale dei medici.
Le Sezioni Unite hanno fissato i criteri cui i giudici si devono
ispirare nel valutare i casi di medici chiamati in giudizio per
errori nella diagnosi, nella cura, oppure da un mancato intervento
sanitario.
Le Sezioni Unite hanno stabilito che in una scienza delicata e
non retta da leggi "certe", qual è la medicina,
non ci si può appellare rigidamente a criteri statistici
e probabilistici. La Corte afferma che in questo tipo di procedimenti
spetta al giudice valutare, di volta in volta, le circostanze
specifiche e raccogliere tutte le prove per arrivare a una verità
processuale che deve essere dotata di "un elevato grado di
credibilità razionale".
In tutti i casi in cui si riscontrerà l'insufficienza,
la contraddittorietà o l'incertezza delle prove della responsabilità
del medico, quando cioè esista anche solo un "ragionevole
dubbio" circa il ruolo determinante della condotta del medico
ai fini del decesso o del danno provocato al paziente, allora
il medico dovrà essere assolto. |
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